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La consapevolezza storica e l'attaccamento alle proprie radici sono un elemento fondamentale della cultura sarda e questo è ampiamente dimostrato dalle numerose feste e tradizioni popolari in tutta l' isola. Vi illustriamo alcune tra le più importanti e suggestive manifestazioni che hanno luogo in territorio oristanese. Per le feste minori e le decine di sagre paesane si consiglia di richiedere il calendario all'ufficio turistico. |
La vestizione: Alle due di domenica e di martedì, il capo corsa
(Su Componidori) è pronto nella casa del presidente del gremio (Maggiorali).Posto su una sedia
sopra un tavolo basso, verrà vestito col costume del torneo da un gruppo di ragazze in costume
sardo(is massaieddas) guidate da un'anziana (Sa Massaia Manna) e da questo momento non potrà
più mettere piede a terra sino alla fine della manifestazione. Ogni capo che indosserà ha un
preciso significato simbolico, dalla camicia ai nastri che gli avvolgono le braccia, dalla maschera
che gli appoggia sul viso al cilindro nero che lo contraddistingue. |
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Compiuta "la vestizione" su componitori sale dal
tavolo direttamente a cavallo che è stato fatto entrare nella sala della vestizione stessa. Riceve dal
presidente del gremio "sa pippia de maiu" uno scettro floreale composto da due mazzi di pervinca e viole
con il quale benedice la folla plaudente.Le ragazze gli lanciano fiori a "sa massaia manna" lo benedice
invocando la protezione di S. Giovanni e S. Giuseppe protettori rispettivamente dei due gremi dei contadini
e dei falegnami. |
Il corteo: Terminata la vestizione fuori dalla casa,
è atteso da due aiutanti su segundu e su terzu componi e da oltre centoventi cavalieri che si dispongono in pariglia di
tre. Tutti vestono tradizionali costumi sardi oppure colorati costumi di foggia spagnola seicentesca e la immancabile
maschera. Si dirigono verso il duomo dove avverrà la "corsa alla stella". Il corteo che la apre è formato da trombettieri e
tamburini, bambini, uomini e donne in costume. |
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Il torneo: Inizia quando su componitori ed il suo secondo incrociano
per tre volte le spade in segno di sfida cavalleresca. Questo avviene sotto la stella, l'emblema della
sartiglia, in quanto proprio infilare con la spada il foro di una stella argentata appesa ad un nastro
è l'obiettivo dei cavalieri. Hanno quindi inizio le corse al galoppo: prima su componitori poi i suoi
aiutanti quindi altri cavalieri scelti da lui. I fortunati che riusciranno a centrare il foro della stella
si vedranno appuntare una spilla d'argento sul petto. |
Finite le prove con la spada solo a su componitori
e al suo secondo è riservata la così detta discesa con "lo stocco" una lancia di legno. Il capocorda
decide il termine delle discese, benedice il presidente con sa pipia de maiu e si porta davanti
a quello che era il palazzo dei giudici. Da qui ripercorre al galoppo sul cavallo via del duomo,
benedicendo la folla. E' sicuramente questo "sa remada" il momento in cui viene dimostrata la massima
abilità e coraggio da parte de su componitori. |
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Conclusa la gara il corteo si ricompone e si avvia verso via Mazzini attraversando il centro di Oristano.
I cavalieri percorrono la via fino a piazza mariano, tornano indietro fino a su brocciu, l'arcata che si apre
sotto gli edifici prospicienti il sagrato di san Sebastiano. E' da qui che le pariglie si lanciano lungo via
Mazzini eseguendo acrobazie di grandi difficoltà.
Le corse si susseguono fino al calar della sera quando il corteo si ricompone e i cavalieri tornano alle
proprie scuderie e su componidori si avvia alla svestizione. Torna su |
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La corsa: Il giorno 6, al pomeriggio, l'alfiere designato accompagnato da numerosi cavalieri, riceve dal sacerdote lo stendardo di broccato, di colore giallo detto "sa candela de sant Antina" che dovrà proteggere durante la corsa senza che nessun cavaliere lo superi, disonorandolo.
Ai due assistenti (seconda e terza pandela o alfiere) scelti dal capocorsa (pandela madzore o alfiere) vengono assegnate una bandiera rossa e una bianca.
A mantenere l'ordine nella corsa ci penseranno "sas iscortas", cavalieri scelti da ciascuna pandela e che vigilano facendo uso del vessillo rosso consegnato dal parrocco per evitare, anche con la forza se è necessario, che la prima bandiera venga superata. Le scorte e i due assistenti devono vantare la fiducia indiscussa del capocorsa, che è detto appunto "sa prima pandela".
Parroco, sindaco, pandelas, scorte cavalieri e fucilieri percorrono a cavallo la strada principale. Raggiungono al passo "su fronte mannu" approssimandosi al santuario. Sostano in preghiera, dinnanzi al cippo con la croce e la statua del Santo. Al di fuori del teatro naturale che racchiude la chiesa, è collocato "su frontigheddu" il luogo più caro ai sedilesi dal quale avrà inizio la corsa vera e propria. |
Alle scorte già in questo momento spetta il compito di tenere a
bada i cavalieri che insidiano "sas pandelas". L'alfiere coglie il momento propizio per lanciarsi al galoppo
inforcando con maestria l'arco di Costantino che immette all'area del Santuario. Pochi istanti e migliaia di cavalieri muovono verso la chiesa. Raggiuntoli retro del tempio i cavalieri si fermano per alcuni istanti di ra
ccoglimento: hanno cosi inizio i giri canonici intorno alla chiesa. E' però "sa prima candela" a decidere autono
mamente quanti compierne dei sette previsti. La galoppata del capocorda muove ancora più veloce tra ali di folla
, fino a compiere una spericolata curva di novanta gradi, rischiando l'incolumità propria e del cavallo. Torna su
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La leggenda dice che la corsa si riferisce all'impresa
di un gruppo di giovani abitanti di San Salvatore, che nel 1506, dopo aver evacuato il villaggio per sottrarsi
alle ricorrenti scorrerie dei Mori, tornarono indietro per sottrarre il simulacro del santo al saccheggio degli
invasori trascinandosi delle frasche per simulare un grosso manipolo di armati.Il rito della corsa degli scalzi
vuole essere d'auspicio per un buon raccolto, una buona pescosità negli stagni e una grande fertilità delle greggi. Torna su |
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Laguna di Santa Giusta: Is Fassoisi
La prima domenica di agosto ha luogo la regata di S. Giusta in cui l'elemento agonistico si inserisce nell'eterna vicenda dei pescatori che lungi dal gareggiare utilizzavano il lento "fassoni"lungo le acque calme degli stagni. "Is fassois" ossia i fascioni (di giunchi) è il nome sardo di origine latina che si assegna alle straordinarie imbarcazioni degli stagni dell'oristanese. Lungo quattro metri e largo, al massimo, un metro, è composto è composto da fascioni di giunchi che crescono sulle rive lacustri detti "su fenu" e "sa spada" legati in modo da rendere appuntita la poppa.L'imbarcazione fu sicuramente utilizzata dalle popolazioni preistoriche e protostoriche del territorio, stanziate sui dossi che circondano le lagune. Torna su |
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