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La consapevolezza storica e l'attaccamento alle proprie radici sono un elemento fondamentale della cultura sarda e questo è ampiamente dimostrato dalle numerose feste e tradizioni popolari in tutta l' isola. Vi illustriamo alcune tra le più importanti e suggestive manifestazioni che hanno luogo in territorio oristanese. Per le feste minori e le decine di sagre paesane si consiglia di richiedere il calendario all'ufficio turistico.


Il carnevale oristanese: Sa sartiglia
L'ultima domenica di carnevale e il martedì seguente si corre ad Oristano "Sa Sartiglia" che trae origine da una giostra militare saracena, appresa probabilmente dai cavalieri cristiani della seconda crociata ed importata in Europa nel XII secolo. I cavalieri oristanesi ne impararono i segreti probabilmente dalle truppe di Pietro d'Aragona nel 1323. Le due manifestazioni sono organizzate una dal gremio dei contadini e l'altra da quello dei falegnami e sono patrocinati dal comitato della sartiglia. Così viene rievocato uno dei più bei tornei equestri che si tengono in Europa. pieno di elementi storici, religiosi e civili.

La vestizione: Alle due di domenica e di martedì, il capo corsa (Su Componidori) è pronto nella casa del presidente del gremio (Maggiorali).Posto su una sedia sopra un tavolo basso, verrà vestito col costume del torneo da un gruppo di ragazze in costume sardo(is massaieddas) guidate da un'anziana (Sa Massaia Manna) e da questo momento non potrà più mettere piede a terra sino alla fine della manifestazione. Ogni capo che indosserà ha un preciso significato simbolico, dalla camicia ai nastri che gli avvolgono le braccia, dalla maschera che gli appoggia sul viso al cilindro nero che lo contraddistingue.
Compiuta "la vestizione" su componitori sale dal tavolo direttamente a cavallo che è stato fatto entrare nella sala della vestizione stessa. Riceve dal presidente del gremio "sa pippia de maiu" uno scettro floreale composto da due mazzi di pervinca e viole con il quale benedice la folla plaudente.Le ragazze gli lanciano fiori a "sa massaia manna" lo benedice invocando la protezione di S. Giovanni e S. Giuseppe protettori rispettivamente dei due gremi dei contadini e dei falegnami.
Il corteo: Terminata la vestizione fuori dalla casa, è atteso da due aiutanti su segundu e su terzu componi e da oltre centoventi cavalieri che si dispongono in pariglia di tre. Tutti vestono tradizionali costumi sardi oppure colorati costumi di foggia spagnola seicentesca e la immancabile maschera. Si dirigono verso il duomo dove avverrà la "corsa alla stella". Il corteo che la apre è formato da trombettieri e tamburini, bambini, uomini e donne in costume.

Il torneo: Inizia quando su componitori ed il suo secondo incrociano per tre volte le spade in segno di sfida cavalleresca. Questo avviene sotto la stella, l'emblema della sartiglia, in quanto proprio infilare con la spada il foro di una stella argentata appesa ad un nastro è l'obiettivo dei cavalieri. Hanno quindi inizio le corse al galoppo: prima su componitori poi i suoi aiutanti quindi altri cavalieri scelti da lui. I fortunati che riusciranno a centrare il foro della stella si vedranno appuntare una spilla d'argento sul petto.

Finite le prove con la spada solo a su componitori e al suo secondo è riservata la così detta discesa con "lo stocco" una lancia di legno. Il capocorda decide il termine delle discese, benedice il presidente con sa pipia de maiu e si porta davanti a quello che era il palazzo dei giudici. Da qui ripercorre al galoppo sul cavallo via del duomo, benedicendo la folla. E' sicuramente questo "sa remada" il momento in cui viene dimostrata la massima abilità e coraggio da parte de su componitori.

Conclusa la gara il corteo si ricompone e si avvia verso via Mazzini attraversando il centro di Oristano. I cavalieri percorrono la via fino a piazza mariano, tornano indietro fino a su brocciu, l'arcata che si apre sotto gli edifici prospicienti il sagrato di san Sebastiano. E' da qui che le pariglie si lanciano lungo via Mazzini eseguendo acrobazie di grandi difficoltà. Le corse si susseguono fino al calar della sera quando il corteo si ricompone e i cavalieri tornano alle proprie scuderie e su componidori si avvia alla svestizione. Torna su



La cavalcata di Sedilo: L'Ardia
Dal 5 al 7 luglio di ogni anno a Sedilo si corre L'Ardia, una cavalcata, ma soprattutto, secondo l'interpretazione popolare è una sagra religiosa in onore di San Costantino Imperatore del quale si vuole commemorare la vittoria su Massenzio e l'editto di libertà promulgato in favore della chiesa ponendo fine alle persecuzioni anticristiane. La corsa così non sarebbe se non un'impresa di coraggio e di abilità dei cavalieri nel combattere per la difesa della croce ed è difficile, separare il rito pagano e rito cristiano, tanto è forte il legame fra religiosità e spirito agonistico. Anche perche nei giorni della corsa, nel santuario di san Costantino, nei pressi del quale si svolge la stessa Ardia, è un succedersi di celebrazioni, liturgie, confessioni.

La corsa: Il giorno 6, al pomeriggio, l'alfiere designato accompagnato da numerosi cavalieri, riceve dal sacerdote lo stendardo di broccato, di colore giallo detto "sa candela de sant Antina" che dovrà proteggere durante la corsa senza che nessun cavaliere lo superi, disonorandolo. Ai due assistenti (seconda e terza pandela o alfiere) scelti dal capocorsa (pandela madzore o alfiere) vengono assegnate una bandiera rossa e una bianca. A mantenere l'ordine nella corsa ci penseranno "sas iscortas", cavalieri scelti da ciascuna pandela e che vigilano facendo uso del vessillo rosso consegnato dal parrocco per evitare, anche con la forza se è necessario, che la prima bandiera venga superata. Le scorte e i due assistenti devono vantare la fiducia indiscussa del capocorsa, che è detto appunto "sa prima pandela". Parroco, sindaco, pandelas, scorte cavalieri e fucilieri percorrono a cavallo la strada principale. Raggiungono al passo "su fronte mannu" approssimandosi al santuario. Sostano in preghiera, dinnanzi al cippo con la croce e la statua del Santo. Al di fuori del teatro naturale che racchiude la chiesa, è collocato "su frontigheddu" il luogo più caro ai sedilesi dal quale avrà inizio la corsa vera e propria.

Alle scorte già in questo momento spetta il compito di tenere a bada i cavalieri che insidiano "sas pandelas". L'alfiere coglie il momento propizio per lanciarsi al galoppo inforcando con maestria l'arco di Costantino che immette all'area del Santuario. Pochi istanti e migliaia di cavalieri muovono verso la chiesa. Raggiuntoli retro del tempio i cavalieri si fermano per alcuni istanti di ra ccoglimento: hanno cosi inizio i giri canonici intorno alla chiesa. E' però "sa prima candela" a decidere autono mamente quanti compierne dei sette previsti. La galoppata del capocorda muove ancora più veloce tra ali di folla , fino a compiere una spericolata curva di novanta gradi, rischiando l'incolumità propria e del cavallo. Torna su



San Salvatore / Cabras: La corsa degli scalzi
Tra fine agosto e la prima domenica di settembre si svolge questa suggestiva manifestazione che vede un immensa processione a piedi nudi dalla chiesa Maggiore di Cabras dove le donne in costume prelevano il simulacro di san Salvatore per condurlo nella chiesa del villaggio omonimo dove i riti religiosi si susseguono per nove giorni.: La corsa vera e propria ha inizio all'alba del primo sabato di settembre quando i corridori (migliaia di giovani, scalzi e con un saio bianco indosso) prendono in consegna la statua del santo per portarlo nel santuario del villaggio. Il medesimo rituale si svolge la domenica seguente con l'itinerario contrario fino a concludersi all'ingresso del paese dove li attende un'immensa folla che darà vita alla processione che si concluderà di fronte al sagrato della chiesa di Santa Maria Assunta (chiesa Maggiore).

La leggenda dice che la corsa si riferisce all'impresa di un gruppo di giovani abitanti di San Salvatore, che nel 1506, dopo aver evacuato il villaggio per sottrarsi alle ricorrenti scorrerie dei Mori, tornarono indietro per sottrarre il simulacro del santo al saccheggio degli invasori trascinandosi delle frasche per simulare un grosso manipolo di armati.Il rito della corsa degli scalzi vuole essere d'auspicio per un buon raccolto, una buona pescosità negli stagni e una grande fertilità delle greggi.
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Laguna di Santa Giusta: Is Fassoisi
La prima domenica di agosto ha luogo la regata di S. Giusta in cui l'elemento agonistico si inserisce nell'eterna vicenda dei pescatori che lungi dal gareggiare utilizzavano il lento "fassoni"lungo le acque calme degli stagni. "Is fassois" ossia i fascioni (di giunchi) è il nome sardo di origine latina che si assegna alle straordinarie imbarcazioni degli stagni dell'oristanese. Lungo quattro metri e largo, al massimo, un metro, è composto è composto da fascioni di giunchi che crescono sulle rive lacustri detti "su fenu" e "sa spada" legati in modo da rendere appuntita la poppa.L'imbarcazione fu sicuramente utilizzata dalle popolazioni preistoriche e protostoriche del territorio, stanziate sui dossi che circondano le lagune. Torna su

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